October 2005


di Fede*

Q

Mentre mi chiedevo su quale argomento mi sarebbe piaciuto scrivere il mio primo pezzo su questo blog, e il primo pezzo, si sa, ha sempre una certa importanza e va scelto con cura, mi sono affiorati alla mente vaghi ricordi di un libro letto diversi anni fa e mai più rispolverato. Più ci pensavo, più mi sembrava un ottimo spunto per queste righe.
Ho cominciato a sfogliarlo e non mi sono più fermata.

Per prima cosa quindi vorrei dare il benvenuto, con colpevole ritardo, a Maredentro nel favoloso mondo della blogosfera e augurare una lunga e fortunata carriera a lui e a tutti quelli che ci scrivono e ci scriveranno.

Il mio augurio ha un nome, si chiama Luther Blissett.

blisset2.jpg

Luther Blissett era un calciatore del Milan e sono quattro ragazzi bolognesi.
Luther Blissett è un singolo, un nome fittizio, ma è anche una moltitudine, una comunità aperta di idee, un’intelligenza collettiva.
Luther Blissett, per un periodo, si è detto che fosse addirittura Umberto Eco.
Luther Blissett scrive come se stesse creando un videogame, o stesse suonando una jam session jazz.
Luther Blissett è un’identità che chiunque lo desideri può assumere per farne ciò che vuole, e pazienza se poi la chiamano guerriglia mass-mediatica.
Luther Blissett non appartiene a nessuno.
Luther Blissett ha ottenuto dalla Einaudi che “Q� fosse pubblicato con un “diritto di no-copyright� e quindi liberamente riproducibile in qualsiasi tipo di copia.
Luther Blissett è morto, per sua volontà, nel 2000, e rinato sotto il nome di Wu Ming, ma può ancora rinascere in qualunque momento, e forse è già successo.

Nel romanzo il libraio Pietro Perna dice: “Puttane, affari, libri proibiti e intrighi papali. C’è forse qualcos’altro che dà sapore alla vita?�. “Q�, secondo lo stesso L.B., parla “dell’Europa moderna che oggi sta marcendo�: l’Europa, la comunicazione di massa, gli apparati di polizia, il capitale finanziario, lo Stato. L’intreccio tra politica e religione, la rivoluzione, il potere, la storia fatta dalle persone comuni, “dai comprimari�. La lotta tra ordine e libertà.
“Q� parla del 1500, il secolo in cui tutto questo ha avuto inizio.
E noi, a parlare di modernità.

“Prologo.
Fuori dall’Europa, 1555.
Sulla prima pagina è scritto: Nell’affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, date, luoghi, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l’eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l’unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l’innocenza del mondo.�

di Baffo

Prodi

Oltre quattro milioni di elettori che sborsano un euro e affrontano lunghe code per esprimere il loro parere in uno scrutinio dall’esito più che scontato sono una sferzata di energia per l’Ulivo antiberlusconiano.

Ma è proprio questo il problema che emerge da queste primarie, il voto è una protesta contro l’attuale governo che continua a varare leggi false che sconvolgono tutte le regole. Il nuovo proporzionale (che fatica chiamarlo così!) non ha niente a che fare con quello che c’era prima del 93 e che c’è nella maggior parte delle democrazie europee e renderebbe inutili queste primarie, cosa che carica la straordinaria affluenza con un ancor più grnde significato.

Tutte queste persone andando a votare si sono dette contrarie alla prepotenza e al menefreghismo dell’attuale governo. Solo una minoranza ha votato per entusiasmo nei confronti del professore e della (ora ufficialmente) sua coalizione. Ma se questa è la molla che muove le masse e che stimola tutti gli esempi di democrazia diretta che si vedono in giro, che ne sarà di questa forza una volta eliminato il fattore che la muoveva? Quando l’Ulivo (si presume) stravincerà le elezioni perdendo così il suo principale traino, cosa rimmarrà al governo? Mi auguro che tutti i personaggi che popolano il centro sinistra stiano pensando anche a cosa fare dopo aver eliminato il caro Silvio, ed essendo questo un compito già praticamente svolto, consiglio vivamente di cominciare a pensarci fin da subito.

di Baffo

Mi è parso d’obbligo aprire l’avventura di questo blog parlando del film che gli ha dato il titolo. Ammetto che non è facile giustificare il collegamento tra il film e l’esperimento di un blog collettivo se non estraendo dal film il tema della libertà e citando una delle battute fondamentali del film: “Una libertà che elimina una vita non è una libertà, ma una vita che elimina la libertà non è vita”. Tirandola fuori dal contesto del film rappresenta in pieno la filosofia e la “linea editoriale” che cercheremo di dare a questo blog. Liberta di espressione e informazione, che tendono a mancare denotando una situazione clamorosamente grave.

Ma torniamo al film che è la ragione del post, “Mare dentro” di Alejandro Amenàbar è delicato e poetico film sul tema dell’eutanasia (non per fare l’acido,ma niente a che vedere con l’ultima striminzita e bruttina parte di “The million dollar baby”). Amenàbar, dopo i thriller Thesis (inedito in Italia), Apri gli occhi e The Others, ci stupisce con un film di grande sensibilità che racconta con attraverso i profumi, i colori e i suoni della vita la storia del tetraplegico Ramón Sampedro. Nell’affrontare il tema difficile dell’eutanasia il regista non va mai sopra le righe e soprattutto specifica in ogni occasione che qui si racconta la storia di questo tetraplegico, senza nessuna pretesa di giudicare chi invece ha scelto di vivere. Regia stupenda,musiche perfette,toni drammatici al punto giusto, finale delicatissimo e protagonista (Javier Bardem) da oscar.

Mare dentro! Mare dentro!
senza peso nel fondo
dove si avvera il sogno
due volonta fanno vero un desiderio nell’incontro
il tuo sguardo il mio sguardo
come un eco che ripete senza parole
più dentro! più dentro!
fino aldilà del tutto
attraverso il sangue e il midollo
però sempre mi sveglio e sempre voglio essere morto
per restare con la mia bocca
sempre preso nella rete dei tuoi capelli