di Baffo

Mi è parso d’obbligo aprire l’avventura di questo blog parlando del film che gli ha dato il titolo. Ammetto che non è facile giustificare il collegamento tra il film e l’esperimento di un blog collettivo se non estraendo dal film il tema della libertà e citando una delle battute fondamentali del film: “Una libertà che elimina una vita non è una libertà, ma una vita che elimina la libertà non è vita”. Tirandola fuori dal contesto del film rappresenta in pieno la filosofia e la “linea editoriale” che cercheremo di dare a questo blog. Liberta di espressione e informazione, che tendono a mancare denotando una situazione clamorosamente grave.

Ma torniamo al film che è la ragione del post, “Mare dentro” di Alejandro Amenàbar è delicato e poetico film sul tema dell’eutanasia (non per fare l’acido,ma niente a che vedere con l’ultima striminzita e bruttina parte di “The million dollar baby”). Amenàbar, dopo i thriller Thesis (inedito in Italia), Apri gli occhi e The Others, ci stupisce con un film di grande sensibilità che racconta con attraverso i profumi, i colori e i suoni della vita la storia del tetraplegico Ramón Sampedro. Nell’affrontare il tema difficile dell’eutanasia il regista non va mai sopra le righe e soprattutto specifica in ogni occasione che qui si racconta la storia di questo tetraplegico, senza nessuna pretesa di giudicare chi invece ha scelto di vivere. Regia stupenda,musiche perfette,toni drammatici al punto giusto, finale delicatissimo e protagonista (Javier Bardem) da oscar.

Mare dentro! Mare dentro!
senza peso nel fondo
dove si avvera il sogno
due volonta fanno vero un desiderio nell’incontro
il tuo sguardo il mio sguardo
come un eco che ripete senza parole
più dentro! più dentro!
fino aldilà del tutto
attraverso il sangue e il midollo
però sempre mi sveglio e sempre voglio essere morto
per restare con la mia bocca
sempre preso nella rete dei tuoi capelli