di Baffo
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Ormai mi sto convincendo che il cinema sudamericano possa essere la salvezza. Mi ritrovo ad essermi emozionato per un film argentino: Tutto il bene del mondo (Un mundo meno peor) di Alejandro Agresti, al suo quarto lungometraggio.
La storia è quella di Isabel, madre di due figlie che appena guarita da una grave malattia si avventura in un lungo viaggio da Buenos Aires a Mar De Ajo dove vive Cholo, il suo primo grande amore padre di Sonia, la più grande delle due ragazze.
Non sarà facile far accettare il ritorno all’uomo, che aveva trovato un difficile equilibrio a suo dire grazie alla rinuncia degli ideali giovanili. Lo aiutaranno soprattutto Miguel (spasimante di Sonia) e una dolcissima lettera della figlia.
Il film non gira mai a vuoto, intorno alla storia principale roteano piccole-grandi storie d’amore mai banali (e non è certo facile…) e personaggi straordinariamente dolci, primo tra tutti proprio Miguel, maestro di musica invaghito della bionda Sonia.
Ma non stiamo parlando solo di un film d’amore, continuamente evocata nei dialoghi c’è la controversa storia argentina, in particolare le restrizioni delle dittature militari (causa della separazione dei militanti Cholo e Isabel) e la guerra delle Falklands. Si chiede ai protagonisti di reagire al blocco nel quale si trova il paese non guardando solo dentro il loro orticello, ma senza strafare perchè lo stesso regista ci dice che “La storia ci insegna che molti grandi disastri sono stati fatti in nome di un mondo migliore. Chi cercava di migliorare il mondo ha causato invece grande sofferenza.”
E allora la morale è nella frase di Miguel (che è anche il titolo originale del film, tanto per cambiare pessimamente tradotto), che per far reagire Cholo gli consiglia di aspirare ad un mondo meno peggiore.